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Sono le venti di un normale giovedì di fine febbraio. Un anziano tedesco vestito di bianco ha da poco stretto le mani dei suoi collaboratori, si è sfilato dall’anulare un anello d’oro, ha guardato per un’ultima volta il suo tavolo di lavoro e, impugnato il suo bastone e le fatiche dei suoi anni, si è congedato definitivamente da una parte di se stesso.

Una pagina di storia si sta scrivendo sotto luna di questa serata, quell’uomo è Benedetto XVI,  è stato il 265° papa della Chiesa Cattolica, il vescovo di Roma e il sovrano della Città del Vaticano.

Attraverso l’umanità dei gesti che sta compiendo, non sarà più ricordato come il teologo intransigente, l’avversario del relativismo, l’amante della tradizione liturgica, la voce del discorso di Ratisbona o degli interventi sulla morale sessuale.  Al di là dei poco rilevanti precedenti, per la prima volta il potere solitario del monarca assoluto vaticano, prima della sua morte, viene riaffidato al volere dei cardinali in conclave. L’infallibilità del ministero papale lascia spazio alla più umana stanchezza degli anni e alla debolezza nel non saper gestire il governo della Chiesa. Più che l’atto di viltà cantato da Dante, sembra essere la breccia del cambiamento che l’anziano teologo bavarese ha voluto aprire nella storia millenaria della chiesa.

Il cardinale Camerlengo ha annullato l’anello del pescatore e ha posto i sigilli all’appartamento pontificio: la cattedra di Pietro è vuota, rimangono vuoti tutti i più importanti dicasteri di curia e così inizia il periodo di Sede Vacante.

Come va avanti l’istituzione vaticana in questo periodo che ci separa dall’elezione del nuovo pontefice?

Il cardinale Camerlengo, coadiuvato da tre cardinali estratti a sorte ogni tre giorni, assume la gestione degli affari correnti della Chiesa. La straordinarietà del periodo però è sostanzialmente governata dall’insieme di tutti i cardinali che si riuniscono quotidianamente nelle Congregazioni Generali: a loro il compito di approvare le decisioni del Camerlengo e trattare le questioni più rilevanti. Durante la Sede Vacante, la solitudine del monarca assoluto è sostituita da un breve periodo di democratica collegialità, qualcosa di molto simile all’originale comunità degli apostoli.

Ma di cosa discute questa comunità di cardinali?

I giornali e i media impazzano con le foto dei papabili, si cercano le prove delle lotte di potere, si invocano le speranze di un papa nero, asiatico o… marziano. Sicuramente le Congregazioni Generali sono condite con tutti questi ingredienti, però questo gruppo di uomini avanti con l’età ha l’onere di guardare i problemi dell’istituzione-Chiesa, intercettare le domande essenziali di un miliardo di cattolici nel mondo (più o meno i numeri di facebook) e tracciare il profilo di un pontefice che possa portare avanti queste istanze. Hanno il compito di muoversi in un approssimativo equilibrio tra la comfort zone dello status quo e la vertigine di un cambiamento profondo, tra la forza della tradizione millenaria e il ri-formare il messaggio originale. Questioni complesse, correnti di potere e di pensiero, sensibilità diverse che devono giungere a un risultato collegiale e condiviso: una faticosa sintesi da affidare alla guida solitaria del nuovo pontefice.

Starà forse il superamento di questa contraddizione il segno che il nuovo papa lascerà alla storia?

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