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I numeri da soli non dicono nulla: portano con sé un significato che va, di volta in volta, scovato ed interpretato. Nell’insieme di sommatorie improbabili, divisioni azzardate e moltiplicazioni di consenso delle cronache politiche di questi giorni, dal sito di Grillo e Casaleggio è arrivata la critica alla mancanza del vincolo di mandato dei parlamentari. Forse questioni di poco conto, ma a molti sarà sfuggito che l’attacco è all’articolo 67 della Costituzione: “…Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato…”.

Spesso siamo portati a pensare che, di fronte alle varie crisi di un determinato periodo, la modifica delle regole diviene la soluzione a tutti i mali. Le regole però non sono altro che la costante, i vincoli entro i quali proponiamo e operiamo un cambiamento: le regole non accompagnano il navigare a vista, ma sostengono il disegno di una rotta al variare delle condizioni del mare.

Quale era allora l’idea che ha spinto i costituenti a scrivere queste due semplici righe?

Come in tutte le democrazie rappresentative, i parlamentari sono e devono rimanere indipendenti dagli interessi privati di un gruppo di persone, dalle spinte delle lobby di potere e dagli interessi e dalle direttive del proprio partito di appartenenza. Il mandato a loro affidato dagli elettori è quello di rappresentare l’interesse generale della nazione.

Ecco come due semplici righe svuotano di senso le tattiche di questo o quel leader, l’inedita corsa alla verginità di questo o quel gruppo parlamentare e l’acrobatica abilità nello schivare la responsabilità di governo.

I 945 parlamentari (n.d.r. per i grillini) non hanno in mano una percentuale di voti o di seggi da preservare, ma delle domande che aspettano risposte concrete: non ci sono più le proprie piazze o i commenti del proprio blog, ma un intero paese che chiede di essere preso per mano e rimesso in piedi. Quasi mille persone che, in virtù della loro diversa provenienza e attraverso il dialogo e il com-promesso, cercano le migliori soluzioni per tutti, nessuno escluso.

Di fronte a questo difficile compito e immensa responsabilità, consiglierei ad ogni leader e parlamentare di fare proprie le parole che Einaudi pronunciò nel suo discorso di insediamento: “…Nelle vostre discussioni, signori del Parlamento, è la vita vera, la vita stessa delle Istituzioni che noi ci siamo liberamente date; e se v’ha una ragione di rimpianto dal separarmi, per vostra volontà, da voi è questa: di non poter più partecipare ai dibattiti, dai quali soltanto nasce la volontà comune; e di non poter più sentire la gioia, una delle più pure che cuore umano possa provare, la gioia di essere costretti a poco a poco dalle argomentazioni altrui a confessare a se stessi di avere, in tutto od in parte, torto e ad accedere, facendola propria, alla opinione di uomini più saggi di noi…”

Se ne siete capaci, buon lavoro!

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4 thoughts on “67…All In!

  1. Dalla lettura di qst articolo mi son sorti alcuni dubbi anche ad alcune mie convinzioni: specialmente dopo il problema sollevato da Grillo, mi son kiesto se serve o no la garanzia dell’art. 67 Cost e da un lato son convinto che l’eletto deve esser “vincolato” in un certo senso al mandato ricevuto dall’elettore che lo ha spedito in Parlamento, anche perchè io elettore ti ho scelto sia come persona (che ritengo valida) e sia sulla base di un programma e a me darebbe fastidio se tu eletto passi ad un’altro partito o cmq sostieni e voti disegni di legge contrari al programma sulla base del quale io ti ho dato il mio voto e la mia fiducia. Pero a questo punto sorge il problema-garanzia posto dall’Assemblea Costituente: garanzia di tutela dai gruppi di potere, inteso anche come potere interno a un partito. A questo punto mi chiedo: come si possono conciliare queste due esigenze contrastanti? L’unica risposta che mi viene in mente è che comunque sia il partito politico e sia l’eletto risponderà del suo operato difronte ai suoi stessi elettori nella successiva consultazione eletorale

    • Grazie Giamba per il tuo interessante commento e per i quesiti che hai sollevato.
      A mio avviso, ci sono diverse sfaccettature che caratterizzano il rispetto della volontà degli elettori. Da un lato, come tu hai scritto, tutti “speriamo” che le persone che abbiamo eletto portino avanti un determinato programma elettorale; dall’altro lato come dice la Costituzione, gli eletti rappresentano esclusivamente gli interessi della nazione. Penso che la risposta stia in un doppio esercizio di libertà: il parlamentare è libero di agire autonomamente nell’esercizio delle sue funzioni (chi ci garantisce che la linea di un partito in parlamento sia fedele al programma elettorale per il quale ha ottenuto voti? cose succede se, dopo un po’ di tempo dalle elezioni, le condizioni del paese cambiano e il programma elettorale non può essere portato avanti?) e gli elettori sono liberi di revocare o confermare il mandato ogni volta che vengono chiamati a votare. Il rapporto con gli elettori non penso che sia un dato di audience, ma un rapporto di fiducia: un rapporto rischioso e con molti limiti, ma è un rischio di reciproca libertà che, a mio parere, vale la pena correre.

    • Grazie mille leothird. Gli eventi di questi ultimi vent’anni non hanno certo aiutato, ma si fa sempre più fatica a distinguere gli inciuci e le transumanze dalle responsabilità.

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