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Nonostante la possibilità dei prelievi forzati sui conti correnti ciprioti e l’impasse politica del nostro paese, una notizia riempie lo spazio delle prime pagine dei quotidiani: oggi è il giorno di Papa Francesco. Qualcuno potrebbe giustamente obiettare: ma non è stato eletto quasi una settimana fa? Beh, effettivamente la fumata bianca di mercoledì sera ha segnato l’elezione del nuovo papa ma oggi, con la Messa per l’inizio del Ministero Petrino del Vescovo di Roma, ha ufficialmente inizio il ministero di Papa Francesco.Il cardinale decano e protodiacono hanno da poco consegnato al nuovo papa l’anello del pescatore e il sacro pallio, celebrando così i segni del potere spirituale e della tradizione della Chiesa.

In questo ultimi mesi, soprattutto nella vita politica di questo paese, stiamo assistendo a una corsa affannosa verso una presunta purezza da sbandierare orgogliosamente. Un’equazione sembra imporsi: tanto più eliminiamo i segni del potere (auto blu, indennità, rimborsi elettorali, bicchieri pluriuso, ecc.), tanto più saremo capiti dalla gente e possiamo vantarci della nostra integrità e coerenza.

Non stiamo qui parlando dell’eliminazione degli sprechi che vanno comunque risolti con determinazione, ma dell’ottuso concentrarsi sul particolare perdendo di vista la sostanza delle cose. Il messaggio fresco che da una settima arriva dal Vaticano sta nel passaggio dirompente dai segni del potere al potere dei segni.

Sì, è proprio un gioco di parole che meglio rappresenta i primi giorni di papa Bergoglio.  L’uomo, ai più sconosciuto, “preso dalla fine del mondo” non ha rinunciato allo stemma araldico, all’anello, all’appartamento pontifico, alla solennità del latino al suo essere capo di stato.Si è, invece, imposto agli occhi del mondo per un modo nuovo di portare su di sé il potere del suo ministero, un modo nuovo di essere papa che ha catturato l’attenzione di tutti.

Ed è così che è entrato Francesco in Vaticano… dopo ottocento anni sembra che il messaggio dell’uomo di Assisi torni a rimbombare dentro S. Pietro. L’oro fa spazio al colore bruno di metalli meno nobili, ma ancor di più l’attenzione agli ultimi si è imposta sin da subito nelle parole e nei gesti di Bergoglio. Lo sfarzo e la solennità del protocollo è stato rimpiazzato dal primato dell’incontro con la gente, con le persone in carne ed ossa.

Ed entra il vescovo di Roma… il papa è tale perché vescovo della città eterna. L’autoreferenzialità della Chiesa, il distacco autoritario dell’infallibilità del Papa lascia spazio a una comunità fatta di persone. Il successore degli apostoli che insieme agli altri vescovi, guida il popolo cristiano.

Ed entra la misericordia… il motto episcopale di Bergoglio recita così “lo guardò con amore e lo scelse”: il potere del papa come un servizio umile che sta nel custodire la gente e avere cura di tutti. La cura che sta anche nell’incontro e nel rispetto, già dimostrato in questa settimana, verso i non credenti e i credenti di religioni diverse.

Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam: a papa Francesco il difficile compito di riformare ed edificare la sua Chiesa.

Per tutti, l’invito a condividere uno scambio di umanità.

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